🌋 Le “viscere” delle mie Isole: Vulcani (Parte I)
Se esiste un luogo nel Mediterraneo dove la natura regna sovrana allo stato ancestrale e dove la mano dell’uomo agisce tanto consapevolmente quanto poco violentemente, questo luogo sono sicuramente le “mie” Eolie. Un piccolo paradiso terrestre nelle acque del Tirreno meridionale, circondato da acque blu cobalto e coste rocciose, ricco di calette e circondato in ogni dove da faraglioni che sembrano svettare verso il cielo come facessero parte di un mondo antico, sepolto, ma vivo.
Le Isole Eolie dominano in tutta la loro bellezza la costa della Sicilia nord-orientale. Questa dominanza, ci racconta la mitologia greca, è lunga secoli: è dal dio dei venti, Eolo, che prendono il nome. Ma è a un altro dio che le sette isole devono la propria fama: Efesto, il dio del fuoco, a cui è consacrata l’isola di Vulcano.
🌋 Un Arcipelago di Fuoco
L’arcipelago è di origine vulcanica e tutt’oggi, su due isole, ci sono dei vulcani attivi:
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Stromboli: In perenne, seppur ridotta, ma non affatto sopita, eruzione.
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Vulcano: Quiescente per decenni, ma oggi impegnato a darci prova della sua attività con le esalazioni sulfuree che dal mare notiamo sulla sua sommità come una nube di perenne fumarola.
🌡️ Il Risveglio di Vulcano
Quando Vulcano e tutta la sua camera magmatica si sono rimessi in moto, il caldo estivo non era ancora sopito. Ma a Vulcano, vi posso assicurare, il caldo non si sopisce mai. La terra stessa e le pareti vulcaniche attorno a noi ribollono del calore intra-terrestre.
Nel settembre 2021, però, la fine dell’estate porta con sé una novità: il vulcano, che non erutta dal 1888, si risveglia.
I Segnali della Crisi
Il primo segno è il forte aumento della produzione di gas, che indica un’ascesa del magma. «Sono sostanze tossiche o asfissianti, come l’anidride carbonica, che sostituisce l’ossigeno», spiega il dott. Mauro Coltelli, responsabile del Centro Monitoraggio Eolie dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
Ma non finisce qui. Coltelli riscontra un altro fenomeno: la deformazione del cono della fossa, cioè un rigonfiamento dell’edificio del vulcano. «Ha avuto un sussulto, che avrebbe potuto portare a una situazione critica. Se una parte significativa del cono crolla in mare, del resto, si può produrre uno tsunami di una certa entità», chiarisce il vulcanologo, che però tranquillizza: «L’emergenza sta rientrando».
A Vulcano, infatti, poco dopo l’innalzamento del livello di allerta, i toni si sono lentamente tranquillizzati. Prosegue la crisi minore idrotermale superficiale, con modesti incrementi della temperatura di emissione e del flusso dei fluidi, ma l’attività del vulcano è in lento declino.
«Nulla impedisce che torni a risalire come nel 1888», rivela però lo scienziato, «anche bruscamente, fino ad arrivare alla situazione eruttiva».
🔬 La Sfida della Previsione
La situazione dell’attività eruttiva di tutto l’arcipelago è in costante monitoraggio, ma il problema principale – comune a tutti i vulcani del mondo – è che è impossibile prevedere con certezza come questa attività si evolverà.
È difficile, pressoché impossibile, stabilire il decorso delle crisi di Vulcano. «Non conosciamo l’esatta collocazione del serbatoio magmatico. E se non scopriamo le condizioni della regione che ci sta sopra, non possiamo sapere se cederà, permettendo l’ascesa del magma», racconta Coltelli.
Strumenti di Monitoraggio
Per monitorare la risalita del magma, i vulcanologi utilizzano diversi strumenti che misurano i fenomeni precursori dell’eruzione:
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Aumento dell’inarcamento del suolo.
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Aumento delle emissioni di gas.
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Variazioni gravimetriche: Misurate con il gravimetro, indicano il momento in cui il magma si sostituisce alla crosta terrestre.
Tutti e tre gli strumenti, però, si limitano a mostrare quello che è in atto, e non quello che avverrà.
🧪 Nuove Frontiere della Ricerca
Esiste uno studio che potrebbe migliorare i modelli predittivi, condotto dal gruppo guidato da Daniel Rasmussen, vulcanologo dello Smithsonian National Museum of Natural History di Washington. La ricerca ha evidenziato una correlazione tra la percentuale di acqua nel magma e la profondità della camera magmatica: maggiore è la quantità di acqua, più la lava si è formata in basso.
Questo dato è cruciale perché se l’acqua non fuoriesce dal magma prima che giunga in superficie, si innescano eruzioni esplosive: le più pericolose.
Il “Rompicapo” di Vulcano
Il limite di questo studio per le Eolie è la mutevolezza delle eruzioni che qui si sono succedute. Stabilire la profondità di un serbatoio basandosi su magmi del passato è rischioso, perché a Vulcano la lava non è sempre la stessa.
Date le piccole dimensioni del vulcano, non c’è una camera magmatica strutturata che consente il riciclo della lava. Nel tempo, il magma viene sostituito da altro completamente diverso. La storia eruttiva lo dimostra:
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1700: Vulcano ha prodotto un magma di ossidiana nera, estremamente viscoso e molto evoluto.
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Periodo Romano: L’altro piccolo vulcano dell’isola, Vulcanello, ha eruttato un magma basaltico, l’esatto opposto del primo.
Ragion per cui, per i vulcanologi del mondo, Vulcano rimane un assoluto rompicapo non inquadrabile in nessuno schema già visto.
🚶♂️ Un Paesaggio Ancestrale
Navigando in barca a vela e facendo il periplo dell’isola ci si accorge già a prima vista di quanto l’attività vulcanica la caratterizzi.
Tutte le passeggiate che si organizzano per raggiungere la sommità sono volte ad ammirare non solo tutto l’arcipelago eoliano dall’alto, ma soprattutto per godere di uno spettacolo impossibile da trovare altrove. Si cammina letteralmente in mezzo alle bollenti esalazioni solforose, come se ci trovassimo in un ambiente extra-terrestre ancestrale. Si “circumnaviga” l’enorme cratere chiuso guardandolo dall’alto ed immaginandosi il tempo in cui quel tappo venne sbalzato via dalle possenti eruzioni dei tempi passati.
[to be continued]


