⛰️ Alicudi, i mille gradini verso il cratere nell’isola dei capperi e degli asini.

Qualcuno li ha contati, come si fa con la scalinata di Caltagirone, ma il conto non torna mai perché si tratta di circa 2000 gradini di una mulattiera a coda di topo che arriva fino al cratere. Ma lassù il conto non serve più a nessuno: a una certa altezza un recinto circonda il cono dell’isola e segna il territorio lasciato alle capre, impedite così di devastare oltre. Ogni tanto però qualcuna precipita come le pietre nelle sciare di ponente e arriva fino a Scario o a Praja in mezzo ai paesani e ai turisti, perplessi sul fatto che gli arcudari detestano le capre e amano invece i muli e i serpenti. Per forza: quelli portano carichi su e giù per l’erta mentre questi custodiscono le anime dei trapassati. Antiche comodità e più antiche credenze, si capisce. Parliamo dopotutto di un posto dove le presenze animali sono quattro volte gli esseri umani.


⛪ San Bartolo e i Pescatori

D’altronde, ora che sono rimasti una cinquantina da più di mille che furono un tempo, gli abitanti di Alicudi non si danno pena del bel terreno di erica e capperi andato perduto, tanto più che oltre i 1500 gradini “chiani” e “lenze” (tradotto: pianori e terrazzamenti) sono diventati Riserva protetta. Bisogna nondimeno avere molta aria nei polmoni per arrivarci, anzi per elevarsi: è infatti a 1000 gradini che sorge la chiesa di San Bartolo, costruita a un’altezza voluta per dominare il creato, così profondo da non avere per confine che il solo orizzonte. Ma contrariamente a un tempo quando gli arcudari ignoravano il mare che li sommerge e si dedicavano alla loro ubertosa terra, prima ancora di andarsene a centinaia in Australia, quelli che sono rimasti hanno scoperto la pesca e molti dei Taranto, dei Virgona e dei Russo (le tre stirpi indigene tra le quali l’incesto è stato vangelo) hanno il loro rollo in acqua e sono diventati rais in tutto il Basso Tirreno.


📚 Un’Isola da Romanzo

Da nessun’altra parte come ad Alicudi gli abitanti fanno parte del luogo e del paesaggio. Lo scrittore Ermanno Rea vinse il Campiello proprio con un romanzo sugli arcudari e per ultimo un regista siciliano, Aurelio Grimaldi, è arrivato per girare un docu-film. Pensando di essere sbarcato su un’isola misteriosa e primitiva, si è innamorato sia dell’isola che degli isolani. Succede a molti. Basta un volitivo spirito di trappista scarpinante e molta voglia di stare fermi a guardarsi attorno.